Siamo un'associazione di laici cristiani. Abbiamo scelto di metterci insieme per capire meglio il valore del vivere da cristiani nel mondo; siamo convinti che anche in questa storia complessa Dio è presente con il suo amore e continua ad essere vicino ad ogni donna e ad ogni uomo per attrarli verso un progetto di un'umanità piena e felice.
La formazione è stata da sempre il cuore del nostro servizio: nei gruppi di Azione Cattolica si impara, alla scuola della Parola di Dio e del magistero della Chiesa, a prendere familiarità con il mistero di Dio, a vivere da discepoli del Signore e ad amare la Chiesa.
La parrocchia è il luogo nel quale normalmente le persone di AC trovano il punto di riferimento della loro vita e del loro servizio;
La nostra lunga storia - oltre 130 anni - non ci impedisce di continuare a trovare la nostra esperienza fresca e giovane: per questo abbiamo accettato la provocazione a ripensarci, a rinnovarci, come ha fatto la Chiesa durante il Concilio Vaticano II. Il Concilio è il nostro programma, il punto di riferimento della nostra esperienza di Chiesa.
Non sapevamo ancora bene cosa ci aspettava. Gli educatori ci avevano solo detto che si trattava di una sorpresa, tanto che ci diedero appuntamento in Parrocchia alle tre di un freddo sabato pomeriggio. Orario particolare considerato che, solitamente, la riunione giovanissimi - la nostra riunione - ha sempre inizio intorno alle diciotto, prima della classica passeggiata sul corso reggino. Ma tutto aveva un motivo. Quel sabato, di lì a poco, si sarebbe rivelato davvero speciale. Ci siamo, infatti, incontrati per recarci in un posto silenzioso, forse avvolto un po' dal mistero. Stiamo parlando del Monastero di ordine claustrale della Visitazione, eretto ormai da qualche anno presso le campagne di Ortì, piccolo centro posto sulle colline di Reggio Calabria.
L'emozione era palpabile per noi giovanissimi di Azione Cattolica. Per quasi tutti noi, educatori compresi, era la prima volta che entravamo in un convento e non sapevamo cosa ci potesse attendere, se non una testimonianza di fraternità e devozione al Vangelo. Giunti in questo luogo sacro, fatto di pietra, quasi a voler ricordare antichi tempi, ed accompagnati dall'aria pungente, ci siamo subito accorti della diversa atmosfera che lì si respirava, atmosfera di pace, silenzio e tranquillità. Gli educatori avevano già avvisato del nostro arrivo, cosicché appena dentro il Monastero, ci ha accolto una suora dal tipico abito accollato stile francese, che rispecchiava pienamente le caratteristiche di quel luogo. Noi, curiosi, e forse all'inizio anche un po' intimoriti, abbiamo iniziato ad instaurare con Suor Maria Amata, che dialogava con noi separata da una grata, una relazione sempre più intima e profonda. Abbiamo potuto avvertire e percepire la sua serenità, la pace interiore, la forza della preghiera che questa nutriva mentre rispondeva ai nostri perché.
Il Mese della Pace rappresenta per i bambini e per i ragazzi l'occasione di aprirsi al mondo durante il cammino dell'anno. La seconda fase del percorso annuale dell'ACR, in cui il Mese della Pace è inserito, permette ai più piccoli di sperimentare la bellezza e la necessità della sosta, dopo la salita della prima fase in cui hanno avuto modo di conoscere e scegliere "liberamente" la proposta di Gesù a seguirlo.
Esso pone l'occasione di fermarsi a guardare e a riflettere sul mondo che li circonda, sugli altri che condividono con noi l'essere figli di Dio. Gesù regala loro una prospettiva nuova, un punto "incantevole da cui poter guardare il panorama. È quindi un tempo privilegiato per rialzare lo sguardo e riconoscere l'altro, accoglierne sia la luce sia i "pesi" accumulati a causa di situazioni in cui la sua libertà non è stata espressa e rispettata.
Quest'anno i ragazzi durante le attività del Mese della Pace cercheranno di osservare da vicino il mondo dei diritti e delle regole, una delle vie principali per vivere a pieno la dimensione della pace e della convivenza fraterna. Partendo da contesti quotidiani e facilmente comprensibili (famiglia, scuola, parrocchia, sport), i ragazzi saranno accompagnati a riflettere sulla centralità del rispetto dei diritti di tutti. Ciò non significa banalmente che "ognuno ha diritto di stare bene e di fare ciò che più desidera", ma è un concetto puù complesso a cui i ragazzi devono essere accompagnati: è la "convivenza di diritti", cioè la possibilità che nello stesso istante si incrocino e si incontrino (a volte anche scontrino!) più diritti ugualmente validi. Chi vince? Il più forte o il più furbo?
Questo momento di sosta può essere l'occasione per riflettere, quindi, sul significato profondo di parole come GIUSTIZIA e LEGALITÀ, cioè del modo in cui si cerca con regole precise ed eque di far rispettare tutti i diritti più importanti, anche se apparentemente in contrasto tra loro.
Lo slogan del Mese della Pace di quest'anno (DIRITTI ALLA PACE) racconta in modo inequivocabile quale sia l'unica via per arrivare alla Pace. La via maestra che conduce "diritti" alla meta, proprio come un sentiero di montagna sterrato tra i boschi, è quella dei diritti e dell'uguaglianza. I concetti di giustizia e legalità rivestono un ruolo da protagonisti all'interno del Mese della Pace, come linguaggio e veicolo di libertà.
immagino – mentre vi scrivo – di…vedervi impegnati, come sempre, a definire gli “ultimi preparativi” per la grande “festa dell’adesione” che, ancora una volta, ci vedrà - in comunione di amicizia e di preghiera, dai più piccoli ai più grandi - l’otto dicembre prossimo, sotto lo sguardo tenero e benedicente di Maria, custoditi dall’abbraccio della Chiesa!
E’ bellissimo –credetemi!- contemplare, sia pur con gli occhi del cuore, l’immagine di chiesa che voi tutti – in questo giorno solenne, in modo particolare – offrite, a voi stessi, a noi vostri amici preti, alle vostre famiglie, a tutto il popolo di Dio!
Mi sembra di…cogliere, quasi “ a pelle”, l’entusiasmo degli accierrini che…colorano di gioia contagiosa e disarmante la nostra associazione: a voi, carissimi ragazzi, ai vostri “infaticabili” educatori desidero inviare un bacio grande ed un augurio carico di luce e di serenità; vi affido, tutti e ciascuno, alla nostra Mamma celeste e Le chiedo di non smettere mai di accarezzare i vostri volti, di “coccolare” il vostro piccolo grande cuore, di aiutarvi a credere fino in fondo che… “ l’ACR è il più meglio che c’è” ..(ve lo ricordate questo canto, no?), e, per questo, ad impegnarvi a costruire un’associazione sempre più bella, sempre più viva e vivace, sempre più pulita..!
Ai giovanissimi – che, da sempre, sono la “benzina” della nostra associazione! - vorrei consegnare il compito di ricordare a noi tutti (a cominciare dai loro splendidi responsabili, che saluto ed abbraccio, con simpatia e gratitudine, per il servizio delicato che rendono!) che l’AC è…una splendida opportunità per diventare grandi, per imparare a conoscersi ed a volersi bene, per lasciarsi prender per mano da un Gesù fortissimo che…non si scandalizza mai dei suoi “ragazzi” ma che, anzi, li attende, sempre, con pazienza e fiducia, pronto a…convocarli nel suo fantastico team (la Chiesa), un team … da “serie A” ! Auguri, carissimi giovanissimi e msacchini: assieme a voi sogno un’AC dove ogni vostro, nostro, amico si senta a casa e di casa! Coraggio: c’è un mondo bello che vi aspetta e…l’AC vi aiuterà a trovare, in esso, il vostro posto!