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Indicazioni pastorali 2017-2018

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2050 convegno pastorale diocesano 2017Carissimi Sacerdoti, Diaconi, Religiosi e fedeli tutti,
come ogni anno abbiamo fatto il nostro cammino sinodale per individuare le linee di azione per que-sto nuovo anno pastorale 2017/2018 sul tema comunione e comunità. Vi invio quanto è emerso dalla nostra ricerca comune, che si è sviluppata in questi due mesi e che è fatta ad ogni livello della nostra realtà diocesana. Possiamo ringraziare Dio! Quanto avete tra le mani è veramente frutto del nostro sforzo di lavorare assieme.
Ora dobbiamo fare lo sforzo di mettere in atto quanto abbiamo pensato. Mi auguro che ci sia la stessa sinodalità, nel senso che tutti ci sforzeremo di continuare a lavorare in comune. Ci sono punti importanti del nostro progetto pastorale che devono portare ad un cambiamento di mentalità tra i fedeli. E ciò sarà facilitato se saremo uniti nel proporre in ogni parrocchia lo stesso cammino.
Fate al più presto la vostra programmazione, soprattutto per quegli aspetti in cui dovrete lavora-re a livello di Vicaria.
Affidiamoci al buon Dio e alla Vergine SS.ma. Ricordiamoci che per un’efficace azione pastora-le c’è bisogno di una vita interiore profonda, che va alimentata con la preghiera e la meditazione. Vi raccomando in modo particolare la celebrazione dignitosa della S. Messa, dell’adorazione eucaristi-ca, di silenzio e di raccoglimento. Bisogna possedersi profondamente per poter dare.

Queste le indicazioni pastorali, incentrate sulla comunione

I – Comunione, comunità e trasmissione della fede
Guidati dalla relazione della prof.ssa Paola Bignardi abbiamo condiviso che il tema comunione e comunità non può essere affrontato in un’ottica di rivendicazione degli spazi pastorali tra laici e pre-sbiteri, ma in un’ottica di impegno di trasmissione della fede, tenendo conto che oggi la fede e la dimensione religiosa non sono più un’esigenza vitale generalizzata.
La fede non si può più presupporre, in tanti casi anche in coloro che chiedono i sacramenti per sé o per i loro figli.
La comunità cristiana si deve muovere tenendo conto non solo di una prassi pastorale consolida-ta, ma oramai stantia e superata, ma di annunciare il Vangelo e di promuovere una domanda religiosa all’interno della ricerca di senso della vita.
La fede va suscitata attraverso l’impegno di tutta la comunità.
Quali scelte pastorali possiamo fare perché la comunità si ritrovi unita nel segno della comunione in questo impegno di trasmissione della fede?

1. Bisogna creare mentalità e consenso sul fatto che la fede non si trasmette autenticamente in forza dell’appartenenza storica o geografica: Cristiani non si nasce, ma si diventa.
2. La fede e il sacramento del Battesimo ci hanno immessi in una comunità, all’interno della quale siamo stati formati e con la quale oggi noi dobbiamo vivere la missione: tale aspetto de-ve essere determinante nella formazione dei cristiani.
3. È necessario che il credente si convinca che la fede non consiste solo nel curare il rapporto con Dio (preghiera, sacramenti impegno morale), ma nello scoprire ed accettare anche la vo-cazione alla missione (annunciare il vangelo e trasmettere ad altri la propria fede).
4. Ogni battezzato, perciò, deve sentirsi missionario ed evangelizzatore lì dove si svolge la sua vita, esprimendo giudizi di fede, secondo la dottrina della Chiesa, sui vari problemi che si dibattono e si vivono, e andando coraggiosamente contro la cultura dominante, senza paura di essere diverso.
5. Le comunità, da sole e assieme, organizzino momenti di aggregazione, giornate e serate di comunità, fuori dagli schemi consueti della vita parrocchiale, mediante i quali far passare l’immagine che i cristiani vivono in comunione e sono forza e fermento della società.
6. Si riscopra il senso della festa: stabilire ogni tanto momenti in cui la comunità faccia festa per la gioia del ritrovarsi assieme nel nome del Signore.

II – La conoscenza del territorio
Abbiamo condiviso tutti che la trasmissione della fede non può essere asettica, cioè solo tra-smissione di contenuti dommatici e di formule, ma deve essere messa in relazione ai problemi del territorio. Se la trasmissione della fede non avviene come risposta cristiana agli interrogativi e ai pro-blemi dell’uomo, essa appare inutile, come succede per tanti che fanno catechesi riempendosi di ‘no-zioni’, non accolte come utili per affrontare la vita.
Ecco i suggerimenti offerti alle nostre comunità perché tutta la sua azione pastorale sia il riflesso dell’attenzione prestata al territorio.

1. Ogni Parrocchia o Vicaria costruisca una mappa dei bisogni e delle risorse del territorio, che si abita. Vengano attivati in tal senso soprattutto la caritas e altri uffici diocesani per uno studio a livello diocesano, da perfezionare poi in ambito parrocchiale.
2. Per ottenere ciò, bisogna ricorrere all’aiuto di persone competenti (credenti e non), figure isti-tuzionali; bisogna ricorrere soprattutto a quei laici cattolici che vivono ai margini della comu-nità, nel senso che non collaborano abitualmente alle iniziative della comunità, ma che non possono essere ignorati, soprattutto se hanno le competenze richieste per la conoscenza del territorio e per dare così risposte adeguate.
3. Bisogna compilare a livello diocesano un prontuario di servizi con l’indicazione di esperti ai quali poter ricorrere per risolvere problemi umani e sociali.
4. I membri del consiglio pastorale, i catechisti, gli educatori dei gruppi associativi siano formati a questa lettura perché i temi dei consigli siano veri, reali, seri. Si tengano, perciò, a livello di Parrocchia o di Vicaria, incontri con esperti, che possano aiutare gli operatori pastorali a leg-gere il territorio. Si auspica che i catechisti della zona pastorale si incontrino periodicamente per aiutarsi in questa lettura e scambiarsi esperienze.
5. Istituire in parrocchia, soprattutto tra i pensionati, il gruppo dei Custodi del tempio, che pos-sano garantire con la loro vigilanza l’apertura stabile della Chiesa.
6. Il parroco riprenda la benedizione nelle famiglie per rendersi conto di persona dei problemi che essi devono affrontare quotidianamente.
7. Si abbia maggiore attenzione alle scuole del territorio. Il parroco (o i parroci) non manchino di visitarle, sfruttando l’ora di religione, o percorrendo altre strade.
8. Bisogna abitare la piazza dei nostri quartieri perché diventino luoghi di incontro.
9. Sarebbe bene alla fine di ogni anno pastorale interpellare i fedeli con un questionario per co-noscere i problemi da affrontare in parrocchia nell’anno pastorale che segue.

III – Il laboratorio pensante
È una iniziativa che è scaturita dal convegno e che tutte le Vicarie hanno accolto e deciso di at-tuare. Non si pensi però chissà a quali megastrutture! Questi i suggerimenti emersi.

1. Il Laboratorio può essere stabile o creato volta per volta, secondo i temi o problemi da af-frontare.
2. I membri siano competenti nei temi per i quali si chiede la loro consulenza.
3. Sarà cura del Laboratorio organizzare giornate o momenti di riflessione sui problemi della zona o del quartiere, visto che ormai non esistono più le circoscrizioni e i comitati di quartie-re.

IV - La famiglia
La nostra Diocesi in questi anni sta curando in maniera particolare la pastorale familiare, otte-nendo risultati positivi. Bisogna proseguire nel cammino ritenendo la famiglia come veicolo di co-munione nella comunità e come strumento di lettura del territorio. Da quest’anno vogliamo affronta-re altri aspetti della pastorale familiare, consolidando quelli dei quali già ci interessiamo.
Abbiamo condiviso negli incontri di Gambarie che, se bambini e ragazzi, educati nelle parroc-chie per i sacramenti o nei gruppi, mostrano sorprendente ignoranza sui contenuti di fede o abban-donano la pratica religiosa dopo aver ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana, ciò è dovuto al fatto, per lo più, che le famiglie non hanno interesse per la formazione cristiana, ma solo per i sacra-menti, nel contesto di una religione seguita solo come fattore culturale.
Per questo anno pastorale suggeriamo questi punti.

1. Si dia più tempo alla pastorale familiare e meno tempo ed iniziative alla pastorale per i bam-bini.
2. Si guardi ai gruppi-famiglia con maggiore interesse e la costituzione di essi non venga lascia-ta solo alla spontaneità di alcuni, ma divenga una strategia pastorale da programmare in fun-zione del territorio. Tali gruppi possono e debbono essere le piccole comunità o le cellule di evangelizzazione da distribuire strategicamente sul territorio.
3. Il Centro diocesano organizzi per Vicarie la formazione di una o più coppie che possano promuovere nella propria zona pastorale la formazione e la cura dei gruppi-famiglia. Una coppia sarà referente della zona pastorale presso il Centro diocesano.
4. Nei gruppi-famiglia, a parte i loro incontri, si organizzino durante tempi forti di avvento e quaresima dei centri di ascolto, aperti a tutti il vicinato, per leggere e meditare assieme la pa-rola di Dio.
5. Venga valorizzato di più nelle singole realtà zonali la pastorale per i divorziati o i separati, collegandosi al lavoro pastorale che il Centro diocesano sta già svolgendo.
6. Le famiglie siano aiutate con corsi specifici, promossi a livello di singole Parrocchie o di Vi-carie, sul grave compito di educare l’affettività dei loro figli e far scoprire ad essi la sessualità come dono d’amore alla persona scelta come marito o moglie. Si organizzino, pertanto, degli incontri nelle Vicarie, facendovi partecipare anche gli educatori dei gruppi e i catechisti.
7. Le famiglie vengano incoraggiate a non sottrarsi a questo compito delicato. Perciò ci siano al-tre famiglie in comunità disponibili ad aiutare le famiglie timorose o titubanti.
8. Istituire la giornata della coppia.


V. La preparazione al matrimonio e la cura delle famiglie giovani
Dopo il consenso espresso su questo aspetto della pastorale, bisogna ora impegnarsi nell’azione concreta, mettendo in atto tutto quanto in questi anni abbiamo progettato su questo tema.

1. La preparazione alla cresima e al matrimonio deve essere l’occasione privilegiata di ritorno al-la fede. Il parroco, perciò, pur affidando questi giovani ai catechisti, devi seguirli personal-mente, perché essi devono avere come punto di riferimento soprattutto lui, che è il segno vi-vente della Chiesa.
2. Come prevedono le scelte pastorali degli anni scorsi, bisogna fare in modo che la preparazio-ne non consista solo nella presentazione di una serie di nozioni di fede da ricordare, ma l’avvio ad una ritrovata o ampliata esperienza di fede (catechesi in stile catecumenale).
3. Se durante la preparazione alcune coppie si mostrano sensibili ad una ripresa del cammino di fede, continuarlo dopo il matrimonio, indicando le possibilità che la Parrocchia e la Diocesi offrono. 4. Il Parroco prenda l’indirizzo dell’abitazione della nuova famiglia e, dopo qualche mese dal matrimonio, o lui o qualche coppia a ciò incaricata, vada a trovarla per dare ad essa il benvenuto come coppia in Parrocchia. Se va ad abitare altrove il Parroco comunichi all’altro Parroco l’indirizzo e l’inviti a fare una visita di accoglienza in Parrocchia.
4. La preparazione dei genitori al battesimo dei loro figli venga fatta, se possibile, singolarmen-te nelle case. Formare delle coppie di sposi che sappiano svolgere questa pastorale con di-screzione, senza intaccare la riservatezza di una famiglia.
5. Nella preparazione dei genitori al battesimo dei figli si parli della loro responsabilità nel tra-smettere ad essi la fede.

VI. La diffusione della cultura cattolica
Abbiamo condiviso che, dinanzi all’egemonia della cultura laica, la comunità cristiana deve im-pegnarsi a conoscere e a diffondere la cultura cattolica.

1. La stampa è uno dei veicoli culturali. Bisogna impegnarsi, allora, per la diffusione del quoti-diano cattolico l’Avvenire e del settimanale diocesano l’Avvenire di Calabria. Copia di que-sti giornali stiano nelle sale parrocchiali, ove si incontrano i gruppi.
2. Qualche articolo su temi all’ordine del giorno vengano divulgati via e-mail o watsapp.
3. Soprattutto i gruppi giovanili discutano qualche articolo più importante riferito a temi di at-tualità, confrontandone i contenuti con le altre opinioni correnti. Questo avvenga soprattutto in prossimità di appuntamenti in cui siamo chiamati ad esprimerci con il voto.
4. Usare di più nella pastorale Skype e YouTube ed altri strumenti. Si cerchino volontari per il Centro diocesano per la Comunicazioni sociali.
5. Celebrare ogni anno la giornata della cultura cattolica, esponendo con le Paoline dei libri, parlando dei giornali cattolici, organizzando qualche conferenza su temi di attualità, confron-tandosi con altri indirizzi culturali.
6. Educare ragazzi, giovani e adulti all’uso delle nuove tecnologie di comunicazione. Esse non vanno demonizzate, ma usate per il bene. Vengano messi in rete notizie e opinioni di conte-nuto cristiano e invitare amici, ragazzi e giovani, a discuterne assieme.
7. Sfruttare l’alleanza scuola-lavoro per creare qualche iniziativa, d’accordo con il nostro setti-manale cattolico e con l’Avvenire nazionale.
8. Promuovere la scrittura creativa tra i nostri ragazzi e giovani.
9. Si presti attenzione al miglioramento del linguaggio nel presentare i contenuti di fede.
10. Per far aumentare il senso di appartenenza e migliorare la relazione fede-vita, può essere utile trasmettere la messa domenicale sul web per far sentire la voce del proprio parroco.

VII. Cresima
Il nostro Direttorio Pastorale (n. 110), in riferimento al legame tra Cresima e partecipazione al-la missione della comunità ecclesiale, scrive: La Cresima apre alla maturità e alla partecipazione responsabile nella costruzione della comunità. È il Sacramento della missione: fa del cristiano un missionario della verità e dell’amore e lo introduce alla piena partecipazione alla vita della comu-nità ecclesiale, rendendolo corresponsabile e chiamandolo a servire Dio e l’uomo.
La rilettura di questo testo ci richiama la dottrina della Cresima e ci spinge a fare delle scelte pastorali serie e coraggiose, nelle quali dobbiamo credere anzitutto noi operatori pastorali (sacerdo-ti, diaconi, religiosi, catechisti) per trasmetterle con pazienza e costanza nella prassi pastorale per modificare la mentalità e il comportamento dei fedeli.
Noi abbiamo già elaborato un percorso di preparazione a questo sacramento che prevede lo sti-molo ad una rilettura della propria fede. Una preparazione non solamente intellettuale per imparare qualcosa, come se si trattasse di lezioni scolastiche, ma come invito ad un’esperienza di fede e di vi-ta, da svolgersi nella comunità.
Quest’anno dobbiamo prestare maggiore attenzione a questi percorsi di fede, tenendo conto sia dei cresimandi che dei loro padrini.

1. Bisogna rivedere la proposta metodologica del percorso di preparazione alla Cresima (e al Matrimonio), promuovendo, oltre che le lezioni formative, la partecipazione alla vita ordi-naria della parrocchia con un accompagnamento personalizzato a cura di adulti laici/coppie disponibili a diventare testimoni ed educatori gioiosi alla fede.
2. La formazione deve essere esperienziale e prevedere, quindi, anche momenti di conviviali-tà, visita alle strutture della parrocchie e la partecipazione a qualche sua forma di vita, al-meno come osservatori, per imparare cosa è la comunità cristiana, nella quale si entra a far parte.
3. I percorsi di preparazione vengano concordati dai Parroci a livello di Vicaria; nelle Parroc-chie della zona Centro si cerchi, se possibile, un coordinamento anche a livello cittadino, per venire incontro ad eventuali dimenticanze e ritardi da parte dei richiedenti, purché sia sempre garantita la serietà del percorso.
4. All’inizio dell’anno pastorale si avvisino insistentemente i fedeli delle proposte formative per cresimandi e per i loro padrini, programmati a livello di Parrocchia e di Vicaria.
5. I cresimandi, quando presentano al Parroco la richiesta di prepararsi alla Cresima, debbono notificare anche il nome del Padrino e Madrina, perché se ne verifichi subito l’idoneità. Anche per loro va organizzata una preparazione a livello di Parrocchia o di vicaria.
6. Nella formazione si insista molto sul dovere de cristiano maturo di partecipare alla vita del-la comunità, assumendo pubblicamente, nel giorno della celebrazione del Sacramento, un impegno concreto a favore della comunità stessa.
7. Possono essere previsti tre momenti liturgici con la comunità:
a. presentazione alla comunità e dichiarazione delle motivazioni del perché si chiede la cresima;
b. richiesta ufficiale con l’iscrizione del proprio nome;
c. professione di fede.
L’ufficio liturgico sta preparando uno schema per ogni celebrazione
8. Chi sceglie di fare il proprio percorso di preparazione fuori dalla propria parrocchia, è tenuto a concordare questa decisione con il parroco della parrocchia di appartenenza, che, a sua vol-ta, dovrà confrontarsi con il parroco della parrocchia scelta dal candidato. Senza questo con-fronto il parroco non deve accettare persone di altre parrocchie.

Nell’augurarvi buon lavoro, invoco per tutti la benedizione del Signore.
Oremus ad invicem!

+ p. Giuseppe
Vostro Vescovo

ALLEGATO
Si trascrivono alcuni recapiti di associazioni che hanno esperienze di pastorale familiare.
1. Corso webinar sull’esortazione apostolica “amoris laetitia” (D. Cosa).
Ufficio Naz. per la pastorale della famiglia – Ufficio Naz. per la pastorale delle vocazioni
https://attendee.gotowebinar.com/register/2307450879184760065

2. Cellule Familiari di Evangelizzazione (D. De Biasi).
* comunità composta da persone da 10-16 persone;
* familiare perché ha come guida una coppia di sposi;
* di Evangelizzazione perché ha come scopo di accogliere e far crescere i nuovi discepoli nel Signore e stimolare ogni membro a evangelizzare all’interno del proprio ambiente di vita;
* in Parrocchia perché la CFE è chiamata ad esprimere visibilmente nella comunità che è la parrocchia.
La strategia particolare di questa esperienza è quella di “entrare nelle case”, perché solo par-tendo dalla conversione delle coppie di sposi si rispetta l’identità della Chiesa che è chiamata ad essere lievito, parte integrata e integrante della rete relazionale umana.

3. EQUIPES NOTRE DAME - Movimento internazionale di spiritualità coniugale fondato in Francia (D. Catanese).
Si riuniscono nelle case, sei o sette coppie con un sacerdote, consigliere spirituale .
REFERENTI: Pina e Nico Macrì . tel. 0965675467.

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