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Carissimi fratelli e sorelle,

il 22 febbraio, mercoledì delle Ceneri, avrà inizio il tempo liturgico della Quaresima che, come sottolineato dal Santo Padre nel messaggio formulato per l'occasione, "ci offre ancora una volta l'opportunità di riflettere sul cuore della vita cristiana: la carità".

Benedetto XVI si sofferma a commentare un versetto della Lettera agli Ebrei: "Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone" (Eb 10, 24).

Da questo versetto emergono tre aspetti fondamentali della vita cristiana:

1.     "Prestiamo attenzione". In una società in cui gli altri spesso non contano, o contano solo perché utili al soddisfacimento degli interessi personali, la Quaresima invita a saper guardare l'altro in modo diverso per poterlo accogliere come fratello.

L'altro è anzitutto Gesù Cristo e quindi tutti i fratelli e in modo speciale quelli che si trovano in particolari situazioni di disagio. "L'essere fratelli in umanità e, in molti casi, anche nella fede, deve portarci a vedere nell'altro un vero alter ego, amato in modo infinito dal Signore. Se coltiviamo questo sguardo di fraternità, la solidarietà, la giustizia, così come la misericordia e la compassione, scaturiranno naturalmente dal nostro cuore".

L'attenzione all'altro non riguarda solo le necessità materiali, ma soprattutto quelle spirituali. Ciò comporta anche l'esercizio della correzione fraterna, come proposto dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18, 15).

2.     "Gli uni agli altri". La Lettera agli Ebrei suggerisce che l'attenzione all'altro e la sua accoglienza, sia vissuta nella reciprocità. Considerato che la Chiesa è il Corpo di Cristo è necessario che i fedeli si impegnino ad accogliersi vicendevolmente per collaborare alla crescita della Comunione, ricercando l'uno il bene dell'altro.

"La carità verso i fratelli", afferma ancora Benedetto XVI, "di cui è un'espressione l'elemosina -tipica pratica quaresimale insieme con la preghiera e il digiuno- si radica in questa comune appartenenza".

 
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La nostra Parrocchia è tra le più antiche parrocchie della Diocesi : appare nel 1567 nella platea della mensa Arcivescovile, ma la sue esistenza, secondo alcuni storici potrebbe risalire anche al secolo XIV quando in Diocesi esistevano ben cinque parrocchie dedicate a S.Maria.

 

Originariamente sotto il patronato dei Consolino passa poi sotto quello dei Conti Filocamo. (Il patronato era un antico diritto riconosciuto ad alcuni casati di scegliere il parroco con l’approvazione successiva dell’Arcivescovo).La parrocchia non ha un grande beneficio patrimoniale anche se è una delle più popolose (circa 1600 anime contro una media di 500 a parrocchia) e l’Arcivescovo D’Afflitto l’11 ottobre 1596 le annette il beneficio della Parrocchia di S.Maria di Pesdoglioso.

 

Vecchia immagine della Chiesa della Candelora

Presumibilmente la chiesa di piccole dimensioni (era chiamata cappella) si trovava in altro luogo dove oggi si trova l’asilo Genoese .

 

Alla fine del ‘500 era la più grande parrocchia della città,ma la sua chiesa era molto angusta , per questo motivo, Mons. D’Afflitto trasferì nel 1631 la Parrocchia alla Chiesa di S.Andrea e si chiamerà Parrocchia di S.Andrea e non della Candelora sino al 1688 quando la famiglia Filocamo inoltrò ricorso alla S.Rota che lo accolse.

 

Solo dopo il terremoto del 1908 viene affrontato il problema di una migliore sistemazione del luogo di culto collocando nel 1910 una chiesa baracca sull’argine del torrente S.Lucia – l’attuale via D.Romeo-.

 

La Chiesa-baracca fù distrutta da un incendio nella notte del 14 febbraio 1946 e sullo stesso posto fu costruita l’attuale chiesa consacrata da Mons.Ferro il 12 marzo 1960. Per quattordici anni la Parrocchia è stata ospitata nel salone delle Suore di carità dell’Istituto San Pio X (attuale Conservatorio), secondo quanto raccontano alcune persone anziane il Parroco Don Pasquale Catanoso riuscì a salvare la pisside con le Ostie consacrate.

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Prima dell’erezione delle Parrocchie di S.Domenico (1959) e S.Antonio (1979) la nostra Parrocchia aveva un’estensione maggiore ed il suo territorio comprendeva la Via Reggio Campi sino quasi a San Prospero e tutta la Parrocchia di S. Antonio sino a Schiavone Mati (cabina elettrica di Condera) e il Torrente S. Lucia sino alle mura del Cimitero.

 
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12 MARZO 1960 - 12 MARZO 2010
Cinquantesimo della consacrazione della NOSTRA chiesa

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consacrazione Chiesa Candelora 12.3.60Il 12 marzo 1960 si realizzava il sogno di don Pasqualino Catanoso e di tutti i fedeli della parrocchia: Mons. Ferro consacrava la nuova Chiesa che dopo tanti anni era stata ricostruita sullo stesso luogo della vecchia chiesa-baracca distrutta dall'incendio del febbraio 1946 .

I giorni che hanno preceduto quel momento sono stati particolari non solo per gli ultimi frenetici preparativi (la sera precedente gli ultimi ritocchi per preparare l'aula liturgica per la lunga cerimonia del giorno dopo) ,ma anche per l'emozione e la trepida attesa che avevano pervaso l'animo del Parroco e dei tanti parrocchiani che da lungo tempo aspettavano di avere la loro Chiesa dopo essere stati provvisoriamente ospitati per quattordici anni nel salone delle Suore del Pio X (oggi salone del Conservatorio).

La consacrazione di una Chiesa prevedeva,prima del Concilio,un lungo rituale che durava circa quattro ore con una serie di gesti significativi che iniziavano con la benedizione dei muri esterni della Chiesa.
Presiede la funzione Mons.Ferro che, dopo il primo gesto della benedizione esterna ed il canto delle litanie dei Santi,entra solennemente nell'aula liturgica che appare disadorna,la navata priva dei banchi,l'altare, che era in posizione diversa dall'attuale,spoglio. Lungo le diagonali dell'aula è tracciata una croce,coperta di cenere;con il pastorale l'Arcivescovo scrive sulle due diagonali l'alfabeto latino e quello greco.
Tra i molti momenti della consacrazione due di particolare importanza :la consacrazione la dell'altare: L'arcivescovo ha prima murato sul piano dell'altare la teca con le reliquie dei Santi, poi ha unto con olio sacro lo stesso piano; la benedizione interna della chiesa e l'unzione delle colonne dell'aula.